Monte Sant’Angelo, la perla del Gargano – parte seconda

9 Febbraio 2019   /   di    / Categorie:  I Luoghi dell'anima

La Perla del Gargano: Monte Sant’Angelo

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta della perla del Gargano, Monte Sant’Angelo, luogo sacro di fama mondiale al pari di Santiago da Compostela. Epicentro di cultura millenaria, meta obbligata dei Crociati che partivano in Terrasanta e dei pellegrini che vi transitavano sulla via Longobardorum, tra Mont Saint Michel, in Francia, e Gerusalemme, destinazione turistica moderna, per chi sceglie una villeggiatura dove il mare e la storia s’ incontrano anche a tavola, tra ricette tradizionali e gustose libagioni.

Riconoscibile il suo profilo che emerge dal cuore della Foresta Umbra garganica, dove tra le chiazze lattee delle abitazioni tipiche del quartiere Junno, svetta la Torre Ottagonale del Santuario, di cui abbiamo già parlato, e la fortificazione normanna del Castello, ampliato dagli Aragonesi nel 1494, con le mura cittadine, ancora visibili e imponenti come la Torre dei Giganti.

Torre dei Giganti

La Torre, risale ai tempi di Orso I, che la fece edificare negli anni tra l’833-838. Con i suoi 18 mt di altezza, ha una base pentagonale, ed è attualmente inglobata nel Torrione Aragonese.

All’interno è suddivisa in quattro piani. Il piano terra era adibito a prigione; nel primo piano erano situate le cucine patriarcali; il secondo conserva tutt’ora feritoie a strombo, mentre il terzo era utilizzato come alloggio per i soldati. L’ultimo piano doveva essere una loggia d’avvistamento.

Nello stesso periodo della Torre dei Giganti, fu edificata la Torre Quadra e Roberto il Guiscardo fece costruire la “Sala del Tesoro”.
Particolare rilevanza assunse la fortezza sotto Federico II, che provvide a restaurarla per ospitarvi Bianca Lancia, sua amante nonché ultima moglie.

Affascinanti le leggende che accompagnano da sempre luoghi così pregni di sangue e storia, nella fattispecie pare che qui si aggirino i fantasmi di due sfortunate donne: la prima è la già citata Bianca Lancia, la seconda, la principessa Filippa d’Antiochia, moglie di Manfredi Maletta.

La Dama Bianca sarebbe uno spettro che si aggira tra le rocce del Monte, e pare che d’inverno si possano udire ancora i suoi gemiti tra le mura di palazzo, poiché la sventurata, dimenticata dal compagno, decise di gettarsi dal torrione per la disperazione.  Da qui sembra sia nata la pianta selvatica, di colore bianco, che cresce tra le pietre alla base della costruzione: bianca come il nome della donna e come la veste indossata dalla suicida nel fatidico momento.

Castello di Monte Sant’Angelo

Dopo la conquista del Regno delle due Sicilie, il primo pensiero di Carlo I d’Angiò, fu quello di eliminare i discendenti di Federico II.

La principessa Filippa fu quindi arrestata. Nel 1273 morì in questa prigione, mentre i suoi cinque figli restarono qui rinchiusi per altri 15 anni e infine liberati da Carlo Martello.

Nella notte di Ognissanti sembra che lo spirito di Flippa si aggiri ancora nel Castello alla ricerca dei suoi aguzzini.

Ospite decisamente più illustre di queste carceri fu la Regina di Napoli Giovanna I, qui reclusa e assassinata per volere di Carlo III di Durazzo. Forse anche il suo di spirito vaga tra queste mura, che se potessero raccontare avrebbero montagne di segreti da svelare…

Chiesa Santa Maria Maggiore, lunetta del portale

Non meno affascinante è la chiesa di Santa Maria Maggiore, che si affaccia sul largo Tomba di Rotari.

Di origini antichissime, fu fatta ricostruire nel secolo XI da Leone Garganico, arcivescovo di Siponto e di Monte Sant’Angelo .

Durante la reggenza di Costanza di Altavilla, madre di Federico II di Svevia,  la chiesa fu ristrutturata secondo il modello romanico-svevo di Capitanata (1198). Nella lunetta del portale, raffigurante la Madonna col Bambino, si riconoscono il committente, il sacerdote Benedetto II, e una figura femminile identificata da alcuni come la stessa imperatrice Costanza.

Di gusto bizantino gli affreschi che decorano la chiesa. Il più rilevante è quello con l’immagine di San Francesco, tra le più antiche della Puglia, realizzato a testimonianza del passaggio del Santo alla grotta, nel 1216.

Rintracciabili anche le effigi di San Michele e San Giorgio, anche se il tempo non le ha risparmiate all’usura. Interessanti i graffiti all’esterno che raffigurano vele e rematori, chiaro richiamo alle Crociate ai pellegrinaggi, che tanta parte ebbero nella storia di questi luoghi.

Dopo tanta bellezza  storico artistica, giunge anche il momento di prendersi una pausa gastronomica per comprendere meglio la ricchezza del luogo.

Molti i locali che propongono piatti tipici pugliesi in rivisitazioni medievali che ben si addicono all’ambiente. Noi scegliamo però un locale moderno e accogliente, per una degustazione di vini e prodotti tipici. Un ricco tagliere  con salumi e formaggi che vengono dettagliatamente presentati dagli affabili proprietari del winebar Cantine Cippone.

Interno Cantine Cippone

Olive e pomodorini sott’olio accompagnano la scelta di un calice di Primitivo e… a sorpresa… un rosé frizzante di Puglia, Prosit Cardone, più buono dello champagne.

Il brindisi migliore per il saluto conclusivo di una visita che è la promessa di un arrivederci.

Giorgia Sbuelz

 

  • Follow us:
Ex Libris Rubrica
Musicamente