Intervista a Franco Mieli, autore del romanzo giallo/noir “Dieci Agosto”

10 Aprile 2019   /   di    / Categorie:  Interviste, Libri

Si parla di libri, scrittura, ispirazione e la natura con l’autore Franco Mieli

Franco Mieli nasce a Roma, fin da piccolo ha sempre nutrito una grande passione per i libri e la lettura. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo thriller “Lupi nella nebbia-Zanne”, un volume contenente due racconti noir in cui la natura ha una parte preminente. La sua passione per l’archeologia lo ha portato a pubblicare nel 2015 “Ombre Pagane” un noir a sfondo archeologico in cui si intrecciano passioni e crudeltà umane.  Con il Diario di guerra del soldato Umberto Guidarelli ha voluto rendere omaggio alla memoria del nonno scomparso nel 1980, che ha lasciato questo diario a testimonianza di un periodo drammatico della sua vita.

Ciao Franco e benvenuto su GEArtis Web Magazine. Sei stato con noi all’Aperitivo d’Arte del 26 gennaio scorso a Roma, ed è stato un grande piacere averti come ospite. In quell’occasione abbiamo parlato del tuo libro “Dieci Agosto” e vorremmo riproporlo ai nostri lettori. “Dieci Agosto” è un thriller. Ci racconti la trama?

Anzitutto buongiorno a tutti. Il libro inizia con le drammatiche sequenze dell’assassinio di Ruggero, padre del poeta, il dieci agosto del 1867. C’è poi un salto temporale nel 2015 quando viene brutalmente trucidato a Sant’Arcangelo di Romagna durante la festa dei Balconi Fioriti, a due passi da San Mauro Pascoli, uno dei discendenti dei presunti assassini di Ruggero Pascoli. Sul cadavere viene trovato un foglietto con delle strofe di una poesia del vate romagnolo. I salti temporali si alternano lungo quasi tutto l’arco del libro, trasportando il lettore con drammatiche sequenze ora nell’Italia nei primi e caotici anni della sua indipendenza, ora ai nostri giorni. Nel IXX secolo è proprio Giovanni Pascoli a improvvisarsi investigatore cercando di scoprire i mandanti di quel crudele delitto che lo ha privato del padre nell’adolescenza. Nel XXI secolo, a indagare sul primo e sugli altri delitti che lo seguono, è il maggiore dei Carabinieri Massimo Cerci, romano, appartenente al Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, capitato a San Mauro Pascoli per caso, in vacanza presso la zia Matilde e il cugino Riccardo, un ragazzo autistico con poteri paranormali, che inconsapevolmente darà un grande aiuto al maggiore Cerci. Il quale, collaborando con il locale comando dei Carabinieri, verrà a contatto con diversi luoghi conosciuti di quella parte della Romagna, tra le quali la Tenuta La Torre, allora di proprietà dei principi Torlonia, dove abitò la famiglia Pascoli fino alla morte di Ruggero e il Museo Casa Pascoli, allestito dove si trovava un tempo la casa natale di Giovanni. Ancora più importante sarà il contatto e la conoscenza delle persone che incontrerà sulla sua strada, a cominciare dal cugino e per finire con Rosa, una misteriosa donna del sud che cercherà di affascinarlo con i suoi occhi color dell’ossidiana. La soluzione, drammatica e inaspettata, contribuirà a cambiare il suo modo di pensare e considerare la vita.

E’ sorprendente che un romano cova una passione così forte per un poeta romagnolo, Giovanni Pascoli. Che cosa ti colpisce dal suo stile?

Diciamo che per la stesura del libro ho studiato maggiormente la raccolta di poesie intitolata Myricae che è intonata alle note più tipiche dell’ispirazione del Pascoli e cioè il mondo della natura, dei ricordi e il senso cosmico del mistero. Il mondo della natura celebrato nelle sue poesie si riassume quasi sempre in paesaggi che esprimono una malinconica contemplazione e sono rappresentati dalla presenza di cose e personaggi umili. C’è un misto di colori, di suoni, di natura e di uomo, ci sono impressioni della vita di campagna incentrate sulle figure di gente semplice e umile, sulle cose comuni di un mondo fatto di lavoro e di fatica.
Per concludere, Pascoli è stato un poeta contadino, che oltre a mettere in versi la sua sofferenza per la perdita dell’amato genitore, ha cantato la natura e il mondo contadino nei suoi aspetti e nelle sue azioni più umili e semplici, dall’arare al seminare, dai tordi al chiurlo passando per le rondini e i passeri.  La musicalità dei suoi versi richiama proprio i suoni della natura e degli animali. “Il suo trillo sembra la brina che sgriciola, il vetro che incrina…trr trr trr terit tirit”. Questi versi, tratti da “L’uccellino del freddo”, riferendosi allo scricciolo, danno un’idea del suo stile. Questo mi ha colpito. E poi, è stato un poeta investigatore. Tanto basta per dedicargli un thriller.

Tu hai presentato “Dieci Agosto” anche nella biblioteca di San Mauro Pascoli, in Romagna. Com’è stata la reazione del pubblico?

Molto positiva direi. Ho avuto l’onore di essere presentato dal sindaco di San Mauro Pascoli, Luciana Garbuglia e intervistato da Carla Bonvicini ex assessore alla cultura di Sant’Arcangelo di Romagna. C’era un pubblico numeroso e attento, interessato alle vicende del loro poeta concittadino che ha dato tanto lustro al loro paese. Quello che ho percepito, a parte il calore con il quale sono stato accolto dalle istituzioni e dalle persone, è stato il grande interesse per la cultura. Quindi ringrazio ancora tutti gli amici di San Mauro e… bravi! Continuate così.

Cosa ti attrae nella terra di Giovanni Pascoli che altrove non trovi?

Ogni regione della nostra Italia meriterebbe di essere visitata e valorizzata per le attrattive, il patrimonio d’arte e natura che racchiude. Le circostanze della vita mi hanno condotto in Romagna più che in altri posti ed è logico che abbia con essa un particolare rapporto spirituale.
Di questa terra mi piace la gente, la sua affabilità e cortesia in qualunque occasione, il suo dialetto così musicale e piacevole all’udito. Anche la natura, pur se addomesticata dall’uomo più che in altre regioni ha un qualcosa di calmo e di sereno, con i suoi campi ordinatamente coltivati. Il Pascoli apprezzava queste qualità e forse per questo motivo mi sono sentito vicino a lui.

Sei un appassionato dell’archeologia. In qualche maniera influisce sulla tua scrittura?

L’archeologia, la scoperta delle vestigia del passato, delle usanze di popoli ormai estinti mi ha sempre appassionato, specialmente Greci, Etruschi e Romani. Negli ultimi anni ho frequentato vari corsi di Archeologia, poi seguiti da visite sul campo e da miei studi personali. Questa passione mi ha portato a scrivere un racconto lungo, “Zanne”, ambientato nella zona tra Tarquinia e Viterbo e “Ombre Pagane”, che ha come ambientazione siti archeologici di Roma e dei suoi dintorni. Tutti siti da me visitati e studiati. Ho così riportato nei miei scritti miti e leggende che li riguardano.

Inoltre sei un amante della natura e delle escursioni. E’ forse lì, sui sentieri di montagna, che ritrovi veramente te stesso e la tua penna?

Sono un amante delle escursioni in montagna, che faccio con pochissime persone, al massimo i miei due amici di sempre, oltre non riesco a tollerare. Forse ciò è dovuto a un pizzico di misantropia che comunque mi riconosco, ma ritengo che la natura vada (è una mia opinione personale) fruita in solitudine per essere apprezzata meglio, soprattutto nei suoi silenzi e nei suoi rumori. Tra i posti che ho frequentato e che hanno ispirato i miei scritti, un posto particolare lo merita l’Abruzzo con i suoi monti e i suoi boschi.  “Lupi nella nebbia” e il nuovo thriller che sto scrivendo sono ambientati proprio in questa regione. Quando cerco un’ambientazione per un nuovo romanzo faccio escursioni in solitudine, munito di taccuino e macchina fotografica e qualche volta arriva l’ispirazione giusta.

 

Il romanzo “LA CONQUISTA DELL’ETIOPIA del 1935-36 Diario di Guerra del soldato Umberto Guidarelli” narra di un giovane romano, sposo da appena due anni e padre di un figlio piccolissimo, che parte volontario per il fronte, seguendo i suoi ideali di fedeltà alla patria, nella guerra di conquista coloniale che l’Italia intraprese contro l’Etiopia nel 1935/36. Già nei primi giorni in Africa si trova ad affrontare terribili fatiche, la fame, la sete, il caldo atroce, le spaventose piogge tropicali, le malattie e prima tra tutte, l’angosciosa e strisciante paura della morte e del nemico, affrontando tutto con abnegazione e coraggio. Una testimonianza estremamente interessante che porta a riflettere e viaggiare nel tempo e in terre lontane. Da dove ti è arrivata l’ispirazione?

Precisiamo che si tratta di un diario e non di un romanzo. L’ispirazione è arrivata quando sono entrato in possesso proprio del diario che mio nonno scrisse durante i suoi tredici mesi di permanenza in Africa. Me lo diede mio zio molti anni dopo la sua morte. Prima conoscevo questo periodo della sua vita solo tramite qualche suo sporadico racconto. Durante la lettura mi sono reso conto di avere tra le mani un documento di una certa rilevanza storica, la testimonianza di una serie di eventi visti non da chi scrive i libri di storia, da chi li ha vissuti dall’esterno impartendo ordini seduto davanti a un tavolo con una mappa geografica sopra. Ma da chi li ha vissuti sulla propria pelle, rischiando in prima persona, trovandosi proprio dentro la storia. Continuando la lettura ho conosciuto un nonno più giovane, un giovane diverso da come lo siamo stati noi e da come lo sono i ragazzi di adesso. Ho cercato le foto che aveva di quel periodo e ho ricopiato il diario in toto come lo aveva scritto lui. Ho donato l’originale all’Archivio Nazionale Diaristico di Pieve Santo Stefano e ho pubblicato questa importante testimonianza storica grazie alla sensibilità dell’Editore Monetti.

Qual è un luogo che vorresti visitare e che ancora non conosci?

La risposta potrebbe essere: vorrei visitare tutto il mondo, pur sapendo bene che sarà impossibile. Un mio obiettivo ravvicinato invece sono le Isole Azzorre, che, ritornando alla mia misantropia, mi affascinano perché sono dei puntini isolati in mezzo all’Oceano Atlantico, a duemila chilometri dalla terra più vicina. Sono sicuro che quindici giorni di un soggiorno in quei luoghi favorirebbero moltissimo la mia ispirazione.

Tu hai un cane, Daisy, che ti accompagna nelle escursioni e nelle passeggiate. Cosa c’è di così speciale nel rapporto uomo/cane?

La mia cagnolina Daisy mi accompagna nelle escursioni e passeggiate più facili. Quando faccio escursioni impegnative non la conduco con me, perché essendo un cane di piccola taglia con zampe corte potrebbe stancarsi in maniera eccessiva e quindi non gradire la passeggiata. C’è poi il fatto non trascurabile, che spesso vado in luoghi che sono habitat di animali selvatici e la presenza del cane li disturberebbe e potrebbe creare situazioni spiacevoli.
Il rapporto uomo/cane dipende soprattutto dalla sensibilità dell’uomo. Diciamo che quando si vive con un cane in casa si instaura una specie di simbiosi, per cui l’uomo impara cosa vuole il cane e viceversa. Questa reciproca consapevolezza porta a un rapporto speciale, difficile da instaurarsi con altri esseri umani.

Torniamo a parlare del thriller “Dieci Agosto”. Chi è il maggiore Massimo Cerci?

Questa è una domanda molto impegnativa, essendo il maggiore Cerci il personaggio protagonista dei miei romanzi. Massimo Cerci fa la sua prima apparizione in “Zanne” racconto lungo ispirato agli Etruschi, viene da me sviluppato in “Ombre Pagane” e acquista la sua piena maturità di personaggio in “Dieci Agosto”. E’ un maggiore del Carabinieri, età attuale sopra i quarant’anni, che presta servizio nel Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, a Roma, l’unità militare che si occupa del recupero di opere d’arte rubate e del contrasto al loro commercio e ricettazione. Spesso si trova coinvolto anche in indagini che esulano dal suo ruolo e che lui intraprende sia per aiutare colleghi in difficoltà, sia, diciamolo pure, come sfida personale a sé stesso e alle sue capacità. È stato in Afghanistan e poi in Sicilia come comandante di Compagnia prima di approdare al suo attuale incarico. Viene da un passato familiare doloroso che ancora non riesce a lasciare dietro di sé e che spesso gli chiede il conto sotto forma di devastanti incubi notturni e di difficoltà a rapportarsi con il prossimo. Ha infatti pochissimi amici e non fa vita mondana al di fuori della sua professione. Ha uno speciale dono o “maledizione” come invece la definisce lui. Riesce a vedere le immagini della sofferenza e della morte nei luoghi teatro di omicidi e azioni efferate. Questo purtroppo, non lo aiuta nel risolvere i casi, anzi causa sofferenza e dolore a lui stesso.

Tra i personaggi troviamo una donna misteriosa con origini del Sud Italia che tenterà di far innamorare il maggiore. Chi è in realtà questa donna?

La donna è Rosa Basciano, soprannominata dagli abitanti di Pantelleria “la majara” che in dialetto siciliano significa strega. Originaria proprio di quest’isola la troviamo a Sant’Arcangelo di Romagna nelle vesti di governante di albergo a incrociare la strada di Massimo Cerci nelle complicate indagini sulla serie di delitti che insanguinano la Romagna. Tipica donna del sud, scura di carnagione ma alta e con occhi color dell’ossidiana, riuscirà a far battere, dopo molti anni il cuore del maggiore.

La copertina è molto bella. Da chi è stata realizzata?

La copertina è stata scelta da me ed è stata realizzata a china dalla bravissima pittrice Arianna Capponi. Ritrae l’assassino che si aggira nei sotterranei della Tenuta La Torre a San Mauro Pascoli, antica residenza dei principi Torlonia e abitazione dei Pascoli fino alla morte di Ruggero. Ora, divenuta una delle attrattive del paese natale di Giovanni Pascoli,  è adibita a museo ed è meta di visite turistiche sulle orme del poeta.

Anche il book trailer ha la sua importanza. Hai trovato difficoltà a raccontare il libro in pochi minuti e con le immagini?

Il booktrailer non è stato realizzato da me, bensì da Stefania Bergo del blog “Gli scrittori della Porta Accanto” che ha già realizzato per me i booktrailer di “Lupi nella nebbia-Zanne” E “Ombre Pagane”. E’ lei che è brava ed è riuscita a sintetizzare in pochi istanti lo spirito del libro.

Di recente sei stato ospite alla trasmissione Mille e un Libro: Scrittori in TV di Gigi Marzullo sulla RAI 1. Ci racconti com’è andata?

Visto il risultato direi che è andata bene. Certo, l’emozione nei giorni precedenti e soprattutto nei minuti prima della registrazione è stata tanta, ma lo staff di Marzullo ha saputo trasmettermi sicurezza e mi ha permesso di affrontare le telecamere con tranquillità e direi con un pizzico d’incoscienza. Anche qui, si è trattato di sintetizzare il libro in un minuto e quindici secondi e non è stato facile trovare le parole giuste per trasmettere agli spettatori l’essenza della trama del mio lavoro.

Infine, vorresti dire ai lettori di GEArtis Web Magazine che cosa possono trovare nel tuo thriller “Dieci Agosto” e perché consigli la lettura?

Vorrei intanto ringraziare i lettori di GEArtis per essere arrivati fin qui con pazienza. Cosa possono trovare nel mio libro? Qualche ora di piacevole lettura, anche se con emozioni forti visto il genere del romanzo. Scorci della vita e del carattere di Giovanni Pascoli che non tutti conoscono, aspetti e descrizioni di San Mauro Pascoli, di Sant’Arcangelo di Romagna, del Monte Soratte e dell’isola di Pantelleria. Oltre a una trama e un intreccio dai più giudicati avvincenti e che tengono il lettore avvinto alle sue pagine senza concedere respiro. Basta così e grazie a GEArtis per avermi concesso questa opportunità. Un abbraccio a tutti e buona lettura.

Grazie allo scrittore Franco Mieli, e in bocca al lupo per tutte le tue pubblicazioni.

I libri di Franco Mieli sono disponibili in libreria e sul sito: http://www.monettieditore.it/narrativa/55-dieci-agosto-monetti-editore-mieli-franco-9788899881481.html

Facebook: https://www.facebook.com/franco.mieli.75

Maggie Van Der Toorn

 

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