L’amore è uno soltanto: lo psico-noir di Raffaella Mammone, delirio e passione nell’epoca delle chat

29 Marzo 2019   /   di    / Categorie:  Interviste, Libri

Recensione del libro “L’amore è uno soltanto” di Raffaella Mammone

“L’amore è uno soltanto” è il romanzo sull’educazione sentimentale moderna della scrittrice salernitana Raffaella Mammone. Uscito a gennaio per Terra del Sole Edizioni, con la prefazione di Maggie Van Der Toorn, è una storia dei nostri giorni, fatta di incontri nelle chat, di persone che combattono con le proprie dipendenze affettive e di quelle che rimangono vittime dei nuovi crimini come lo stalking e il cyberbullismo.

La protagonista è Clara, una donna affascinante quanto fragile, che lotta per uscire da un passato amoroso che l’ha svilita e rattrappita nei sentimenti. Clara lavora come impiegata nel Dipartimento della Polizia Penitenziaria dove Noah  Corr è l’Ispettore Capo. Nicola la corteggia invano mentre lei è dubbiosa se lasciarsi andare o meno a un nuovo sentimento nei confronti di Marius, uomo gentile quanto ambiguo. La donna è provata da una relazione precedente con Pietro, dove tutti i canoni della manipolazione a fini narcisistici sono stati adoperati per impoverirla emotivamente e accrescere le sue insicurezze. Pietro l’ha fatta soffrire riempiendo la loro storia di bugie e  tenendola appesa al filo di un’ elemosina sentimentale, così come aveva fatto precedentemente suo marito. Un giorno le viene recapitato un misterioso mazzo di fiori, il donatore vuole restare anonimo. Da qui si apre una girandola di episodi pregni di suspense che ricollegano la vita della donna proprio alla scomparsa di Pietro.

In un anfratto puzzolente e buio Pietro viene tenuto in ostaggio da uno spietato carnefice che lo tortura infierendo sulla sua carne e sul suo spirito; legato e drogato Pietro sopravvive in uno stadio larvale come sospeso nel tempo. Mentre si trova a un passo dall’inferno, il suo aguzzino tenta di uccidere Clara, finita sotto la protezione dell’Ispettore Noah, che nel frattempo ha aperto le indagini. Comincia così una corsa contro il tempo per salvare la vita di Pietro e portare Clara al sicuro, nello stile del più classico del thriller.

Tra piste da seguire e indizi, si scandaglia però tutto l’universo sentimentale dei protagonisti, lasciando spazio alle riflessioni sull’amore e agli scorci di puro erotismo, in una continua ricerca della mediazione fra eros e thanatos, fra vendetta e ragione, quasi a voler delineare un vademecum per sopravvivere ai mali moderni del cuore e per tracciare l’identikit dei persecutori quanto delle vittime.

Degne di attenzione sono le considerazioni sulle relazioni nate on-line, sul mondo virtuale in generale che priva le persone della propria carne e della propria identità, dai tempi accorciati da whatsApp e dalle distanze che lo stesso strumento aumenta. Ottima la riflessione sui narcisisti moderni, i Don Giovanni di una volta, che sbriciolano ogni sicurezza eccetto una: il ritorno. Un narcisista ritorna sempre a cibarsi della sua preda, perché non può fare altrimenti, come la preda non può far altro che offrirsi ancora e ancora, finché tutto sarà consumato, nella ruota di un principio egoistico che mai fu d’amore. Perché l’amore, signori miei, è uno soltanto, come scrive Raffaella Mammone con la sua immensa sensibilità e l’occhio della scrutatrice attenta alla realtà.

L’autrice Raffaella Mammone

Raggiungo Raffaella Mammone per porle alcune domande:

Questa è la tua seconda opera, molto diversa dalla prima, Labirinto Assassino, come è nata l’idea del romanzo psico-noir? Ci sono stati fatti che hanno ispirato la storia?
Come sosteneva la grande Oriana Fallaci, “c’è sempre dell’autobiografico nei nostri scritti”, perché è inevitabile partire dal proprio vissuto, ed anche qui la fantasia ha galoppato sul cavallo alato di una realtà non sempre giusta, non sempre felice, in spazi e dimensioni alle volte persino oscuri. Tra i fatti che hanno ispirato la storia c’è uno stalking subìto e incontri poco felici con narcisisti perversi, il tutto nello sforzo di mantenere integra la rara capacità di amare nella sola forma e nell’unico modo che conosco.
Nel libro affronti diverse questioni sociali, in particolar modo analizzi i disturbi più ricorrenti nella sfera socio- emotiva, come la dipendenza affettiva e la violenza psicologica. Come pensi ci si possa difendere oggi dalla brutalità di derminati rapporti?
Attraverso la mia testimonianza romanzata vorrei proprio attirare l’attenzione sulla violenza di genere e sul fatto, importante, che questa realtà riguarda ciascuno di noi; perché è dai preconcetti e le catene mentali che vivono nel nostro sociale che il criminale emotivo, il “mostro umano” trae la forza e la determinazione nel perpetrare il proprio abuso. Se le donne afflitte da dipendenza affettiva riuscissero a comprendere che non è amore sentirsi annientate psicologicamente, rinunciare a sé stesse per un altro e che l’amore è corrispondenza e condivisione, potrebbero smettere di essere prede. Ma la dipendenza, si sa, è una malattia. Solo il dolore può riuscire a “guarire” chi ama senza speranza. Probabilmente, per evitare di ricorrere alla soluzione estrema (ma sicuramente liberatoria!) escogitata dalla co-protagonista del mio libro…, dovremmo cogliere ogni occasione di scambio per sostenerci a vicenda e scardinare ogni piano di distruzione degli uomini violenti e senza cuore.
Nel libro sono citati alcuni autori e psicologi che hanno avuto a cuore le tematiche sentimentali. Cosa preferisce leggere Raffaella Mammone?
Una volta ti avrei risposto, assolutamente, i sonetti di Shakespeare. Amore puro, amore nobile, struggimento, passione. Li conoscevo quasi tutti a memoria. Oggi devo darti una risposta differente, pur rimanendo il mio un cuore romantico. Mi sono improvvisamente sentita risucchiata da tutto ciò che è pathos, da tutto quanto scivola nelle tinte macabre del mistero e delle patologie. Ecco perché le disamine psicologiche. Ahimè!
Quali sono i prossimi appuntamenti con “L’amore è uno soltanto”?
Sicuramente, tra le prossime, future tappe di incontri letterari, ce ne sarà uno inserito nell’ambito del festival di “incostieraamalfitana.it” – festival del libro il cui direttore organizzativo è il mio editore, scrittore e giornalista Alfonso Bottone. Saremo sicuramente ancora a Salerno e spero, presto, a Roma. Infinite grazie a te, Giorgia, per la tua recensione e a GeArtis per tutto quanto fa ed è. Evviva le Donne!

Giorgia Sbuelz

 

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